Associazione Murialdo Viterbo

Il progetto educativo

Il nostro stile educativo nasce da un atto di condivisione: non ci limitiamo a rispondere al bisogno immediato del ragazzo, ma costruiamo con lui una relazione autentica e personale. Lo facciamo dentro le famiglie e nel territorio, tessendo insieme una rete di sostegno che lo sostenga nel tempo.
Accogliere gli altri è possibile solo se si è stati accolti. Solo in rapporti veri, fatti di reciproca appartenenza, ognuno può fare l'esperienza di sentirsi amato — e da lì cominciare a voler bene a se stesso e agli altri.
Tutto ruota attorno a questa convinzione: il ragazzo al centro.

L'educazione
Educare è prima di tutto una relazione. Tra educatore e ragazzo si costruisce un processo continuo, fatto di fiducia reciproca: fiducia dell'educatore nelle capacità del ragazzo, e fiducia del ragazzo nella presenza costante di chi lo accompagna — con discrezione, quasi nascondendosi.
Le regole non sono un fine, ma un punto di partenza. Col tempo, attraverso il confronto e la riflessione, il ragazzo le fa proprie e impara ad autogestirsi, a vivere in modo sempre più autonomo.
Lavorare per il bene di un ragazzo significa valorizzare lui e la sua storia — compreso il suo mondo familiare. Per questo ci impegniamo con costanza a sostenere la famiglia d'origine, affinché il rientro del ragazzo possa avvenire nel modo migliore e il prima possibile.

La condivisione
Chi sceglie di stare con i ragazzi non lo fa da una distanza di sicurezza: condivide con loro la vita quotidiana, il pane, le fatiche, le piccole e grandi difficoltà della strada. È in questa prossimità che nasce il senso autentico dell'accoglienza.
La figura che cerchiamo è quella dell'educatore invisibile: qualcuno che supporta con discrezione, che è presente senza sovrastare, che accompagna senza sostituirsi.

Fare famiglia
Nessuna struttura può sostituire una famiglia reale. Per questo non cerchiamo semplicemente un gruppo di persone disponibili ad occuparsi dei ragazzi, ma famiglie che — a partire dalla propria esperienza di vita coniugale e genitoriale — scelgano di aprire la porta di casa e accogliere un ragazzo per un periodo della sua vita.
È questa la scelta che sosteniamo e promuoviamo: quella delle Famiglie Aperte.

Il ragazzo al centro
Mettere il ragazzo al centro significa costruire intorno a lui ambienti fisici, emotivi e affettivi che rispondano davvero ai suoi bisogni — non a quelli della struttura. Significa accompagnare con cura le transizioni: dall'famiglia alla comunità, e quando necessario da una struttura all'altra, riducendo le rotture e preservando i legami.
Ogni scelta organizzativa, ogni regola, ogni clima che si crea deve potersi giustificare a partire da una domanda semplice: fa bene a lui?